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PERIODICO DEI DS DELLA PEDEMONTANA PARMENSE |
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Abbiamo
chiesto agli amministratori DS dei nostri comuni di dare una loro
valutazione sulla legge Finanziaria 2003. Ecco le risposte di Giuseppe
Romanini sindaco di Collecchio, Maurizio Tanzi sindaco di Felino,
Fabrizio Bolzoni sindaco di Montechiarugolo, Ferdinando Cigala sindaco
di Sala Baganza e Ginetto Mari vice sindaco di Traversetolo. Esprima
un giudizio complessivo sulla Legge Finanziaria dal punto di vista
dell’Amministrazione Comunale. CIGALA
- Per
il Comune è preoccupante questa proposta di legge finanziaria che va
in aula a Montecitorio questa settimana. Se si restringono le risorse
trasferite ai Comuni, li si costringe a tagliare i servizi alle
persone ed ad aumentare le tasse. Questo è inaccettabile. Come si fa
in queste condizioni, come Comuni, ad essere i motori dello sviluppo
locale? TANZI
- La proposta di legge finanziaria 2003 scarica sugli enti locali
l’onere di grandissima parte di manovra di Bilancio dello Stato e
introduce, di fatto, il commissariamento finanziario dei Comuni. Con
il taglio dei trasferimenti, il blocco delle assunzioni, il limite ai
tetti di spesa corrente, il monitoraggio delle spese, l’impossibilità
di attivare o incrementare l’addizionale IRPEF, il trasferimento di
nuove funzioni senza copertura finanziaria, è messo in discussione il
principio in base al quale gli enti locali (e in particolar modo i
Sindaci) hanno sottoscritto un patto con i Cittadini. ROMANINI
- Mi
sembra che la conferma di sanzioni a tappeto per i comuni come il
blocco assoluto delle assunzioni (anche quelle che servono a
sostituire chi va in pensione) siano estremamente dannose. Le regole
per il rispetto del patto di stabilità definite dalla finanziaria
sono molto più rigide per i comuni che per il governo centrale. Ciò
nonostante anche per i comuni che con capacità e impegno riusciranno
a rispettare tutti i parametri del patto di stabilità, si abbatterà
il blocco delle assunzioni, con conseguenze disastrose sulla
possibilità non solo di migliorare ma anche di mantenere i servizi. MARI
- La
questione più importante e fondamentale per me è sicuramente la
netta inversione di tendenza che il governo Berlusconi sta dando alle
Autonomie locali. Dopo aver sbandierato per anni la necessità del
Federalismo fiscale, di Autonomie locali nelle decisioni, oggi si
presentano con una finanziaria che di fatto impedisce ai comuni e a
tutti gli enti locali qualsiasi manovra. Quali
saranno in concreto le ripercussioni sul bilancio, soprattutto sui
servizi del welfare locale? CIGALA
- Le
ripercussioni saranno molto gravi sui servizi del welfare locale. La
popolazione invecchia, c’è sempre più sensibilità per il diritto
di cittadinanza dei disabili, i servizi educativi e scolastici sono
sempre più indispensabili, e qui ci chiedono di contenere i servizi.
La situazione è esplosiva. ROMANINI
- Non
c’e’ solo il blocco delle assunzioni ma anche una riduzione
complessiva della spesa che difficilmente può essere realizzata senza
ridurre i servizi. Basta pensare che nel corrente anno l’effetto
dell’inflazione al 2,7%, da solo, comporta sul bilancio corrente del
comune di Collecchio un aumento di spesa di quasi ottocento milioni di
vecchie lire. Per forza di cose si dovrà individuare quali servizi
ridurre. Considerato che molte delle competenze del comune sono
obbligatorie per legge, la riduzione dovrebbe registrarsi proprio su
quei servizi “in più” che nel tempo sono stati sviluppati
principalmente nel settore del sociale (dal socio-sanitario, alla
scuola, allo sport, alla cultura). Se poi non riuscissimo a superare i
parametri del patto di stabilità, che come detto sono rigidissimi,
avremmo seri problemi anche a realizzare il piano degli investimenti
dal momento che sarebbe preclusa anche la possibilità di fare dei
mutui. E per noi questo significa non poter realizzare il nuovo polo
socio-sanitario, non poter ristrutturare le scuola media ecc.. A
causa di questa Finanziaria prevede che sarete costretti ad attuare
degli aumenti? Se s“ quali? TANZI
- Al
momento mi diventa difficile ipotizzare eventuali aumenti, che se
necessari ricadranno sull’ICI in quanto è vietato attivare la leva
dell’addizionale IRPEF. Ma perchè il governo blocca solo l’IRPEF
e non tutta la fiscalità degli enti locali? L’unica spiegazione è
politica. Il
governo ha promesso di ridurre le tasse alle famiglie: ma se questa
riduzione fosse compensata dagli aumenti delle addizionali IRPEF
locali i 740 dei cittadini non cambierebbero, e l’effetto
propagandistico andrebbe perduto. Meglio costringere gli enti locali a
ritoccare solo quelle tasse che i cittadini sanno a chi attribuire:
l’ICI, in modo che l’effetto risulti: il governo taglia le tasse,
i Comuni le aumentano. BOLZONI
- Nonostante
il governo dica che non verrà toccata la spesa sociale, ciò avverrà
di fatto perchè non avendo le stesse risorse e non potendo aumentare
la nostra Irpef, le rette dei vari servizi pagate dagli utenti
dovranno essere aumentate. Si tagliano i trasferimenti e non si
concede ai comuni di aumentare le loro tasse. E’ elementare che così
facendo invece di pagare tutti qualcosa in più per il bene
collettivo, il cittadino che ha bisogno dovrà pagare non qualcosa, ma
molto di più. Da ciò deriva un incremento del divario tra chi ha
bassi redditi e chi ha redditi medio alti. Come
vede la strada che conduce all’attuazione del federalismo fiscale? BOLZONI
- Il
serio e graduale federalismo impostato dal centro sinistra negli anni
scorsi viene smantellato, giorno per giorno dal centro destra. Questa
legge è fortemente centralista e tendente a sgretolare lo stato
sociale. Altro che devolution
del ministro Bossi!!! L’esempio più eclatante di questo nuovo
centralismo sta nelle norme che disciplinano l’assunzione di
personale nei comuni e nelle provincie: TUTTO VIETATO. Ma, bisogna
domandarsi, deve essere il governo a stabilire se il comune di
Montechiarugolo ha bisogno di un operaio o un vigile in più? MARI - Contrariamente a quanto hanno dichiarato e tante volte anche sbraitato durante la campagna elettorale del 2001, il governo Berlusconi sta attuando una politica esattamente contraria cioè quella del centralismo in cui si decide tutto anche per conto di tutte le autonomie locali: probabilmente per Berlusconi è la strada per tenere a bada i vari “appetiti politici” dei suoi alleati-sudditi, ma è certa la controtendenza rispetto all’inizio di federalismo effettuato dai governi di centro sinistra. |